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MASTODON @ Milano, 26 Gennaio 2012

  • Scritto da Tommaso Bertelli

mastodon alcatraz Lo spazio ridotto rispetto al solito è la prima cosa che noto entrato all’Alcatraz, con il palco posizionato sul lato lungo del locale e quindi meno spazio davanti. La prima naturale considerazione è “saranno stati venduti pochi biglietti “, la seconda “sarà una bolgia”.

Tempo di una birra e salgono sul palco i Red Fang. E dopo neanche una canzone recito subito l’atto di Mea culpa per aver ignorato l’esistenza di cotanta genialità: suoni energici, puliti, carichi, una tecnica superba, insomma…dei geni! Uno stoner metal puro, con più di un’influenza blues che proviene direttamente dal sud degli Stati Uniti. 45 minuti tirati, con giusto un paio di ringraziamenti, ma nulla più.

È la volta dei ragazzi di Atlanta. Il parterre si è popolato di energumeni e le prime file sono schiacciate contro le transenne, tutto al suo posto insomma. Due anni fa l’adorazione era stata totale e il movimento sottopalco minimo. Questa volta è diverso. Lì, a causa dalle sonorità più psichedeliche di "Crack The Skye" suonato dall’inizio alla fine senza pause, non c’era stato pogo esagerato.

Qui, complice una scaletta tiratissima, più potente e spaccaossa cui mi sia capitato di assistere, il pogo è costante e di quelli vecchia scuola: cerchio largo e scontro aperto! Come spesso capita il sottopalco è popolato di animali delle specie più disparate: c’è l’energumeno barbuto e panzuto che sembra sceso dalle montagne apposto per l’occasione, così come il ragazzino metallaro appena uscito da scuola (L’uomo barbuto esasperato dall’esuberanza del ragazzino lo prenderà, solleverà di peso e scaraventerà a farsi un giro sopra le teste fino alla transenna)

La cosa che accomuna tutti è l’incredibile energia fisica che si sprigiona ad ogni attacco di basso, ad ogni colpo di rullante, ad ogni assolo di chitarra. Sarà la crisi, sarà l’attesa, non lo so, ma all’Alcatraz c’è una voglia di sfogarsi che ha pochi precedenti. I Mastodon sono in piena forma, soprattutto Troy Sanders che dal centro del palco comanda la truppa e ammicca con smorfie e gesti al limite della psicosi. Meno energico Brett Hinds, c’è chi dice a causa di un piede rotto. Come detto la scaletta è potente e incalzante, con le pause tra un pezzo e l’altro ridotte al minimo, pochi fronzoli e una distribuzione democratica delle canzoni su tutta la discografia dei quattro, anche se è ovviamente l’ultimo "The Hunter" ad essere più presente.

I picchi sono “I Am Ahab”, “Sleeping Giant” e, ovviamente, “Blood and Thunder” che chiude il set. La nota stonata è invece "Curl Of The Burn", che già su disco avevo trovato poco incisiva e che esce male anche live, forse per un peccato di sufficienza da parte del gruppo. L’unico bis è “Creature Lives” eseguita con l’apporto vocale dei Red Fang e alcuni fans in una performance che sembra uscita da LiveAid, anche e soprattutto per il carattere aperto e epico del pezzo, con i cori cantati all’unisono e con le braccia al cielo sopra e sotto il palco. Ginocchia spappolate, lividi e botte, ma grandi sorrisi alla fine del concerto, con la promessa fatta da Brann Dailor di rivedersi in estate.

 

Setlist:

- Dry bone valley

- Black tongue

- Crystal skull

- I am ahab

- Capillarian crest

- Colony of birchmen

- Megalodon

- Thickening

- Blasteroid

- Sleeping giant

- Ghost of Karelia

- All the heavy lifting

- Spectrelight

- Curl of the burl

- Bedazzled fingernails

- Circle of Cysquatch

- Aqua dementia

- Crack the skye

- Where strides the behemoth

- Iron tusk

- March of the fire ants

- Blood and Thunder

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- Creature lives