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PATRICK WOLF @ Ancona, 23 Giugno 2012

patrick wolf anconaPatrick Wolf ama l'Italia. Su questo non ci piove. Ce n'eravamo accorti già a dicembre, quando il giovane trasformista londinese incantò il Bronson di Ravenna con una performance intima e magica, di quelle che non ti dimentichi facilmente. Passano le stagioni e torniamo “sul pezzo”, stavolta nella splendida cornice della Mole Vanvitelliana di Ancona grazie al Festival Spilla, pronti a farci inondare di nuovo dall'amore che i concerti di Wolf sanno regalare.

Arriviamo che è ancora presto, i musicisti hanno appena finito il soundcheck e notiamo che qualche sciagurato è già in fila. In molti, me compreso, si aspettavano un pubblico più numeroso. Intendiamoci: di gente seduta sulle poltrone fronte palco ce n'è, ma non incarna le aspettative che, almeno per chi scrive, caricavano l'evento.

La massiccia tranquillità della Mole Vanvitelliana e l'odore di mare danno un calcio all'attesa, e finalmente, passate le ventidue, ecco l'elegantissimo Patrick Wolf salutare il suo pubblico, conciato come una specie di lord inglese, con tanto di stivaloni in pelle e collana di teschi intorno al collo.

I suoi due metri si fanno volere bene da subito, quando dopo appena un paio di canzoni caccia via un gruppetto di fotografi fastidiosi e molesti (c'ero anche io) perché, dice, rivuole il suo pubblico, ed è per il pubblico che è qui stasera, non certo per le reflex, che ormai ai concerti sono più delle persone.

Non è uno che le manda a dire, e dopo qualche problema tecnico iniziale fa decollare la performance. L'enorme Mole ascolta silenziosa come il più piccolo dei teatrini, per poi esplodere, ad ogni pausa, in applausi sentiti e scroscianti. Sullo sfondo, una scenografia metropolitana, con le sagome dei grattacieli che illuminano e creano un ponte Ancona-Londra solo andata.

Sul palco mille strumenti, con Wolf ad alternarsi tra pianoforte, banjo, violino, arpa celtica, accompagnato da due violiniste e, a tratti, anche da un clarinetto. Una classe indiscutibile, quella del ventinovenne inglese, che infila una dietro l'altra tutta una serie di canzoni ad alto tasso emozionale.

Wind in the Wires”, “Armistice”, “The Future”, “Pigeon Song”, “Hard Times”, “House”, scorrono tra gli applausi di un pubblico che non osa fiatare, consapevole che farlo equivarrebbe a spezzare l'incanto. Oltre un'ora e mezza di un set acustico impeccabile, che non fa che amplificare il talento cristallino, sia compositivo che esecutivo, di Wolf.

E il Nostro scherza anche, su quanto sia bello tornare in Ancona dopo sette anni e su una coppia di giovani che si godono il concerto svaccati al centro della Mole. Arrivano poi “Tristan”, “Together”, “The Magic Position” e via col bis, con tanto di cambio d'abito, pailettes luccicanti e una splendida “The City” che sigilla una serata di grande musica, in una location perfetta e sotto un tappeto di stelle.

Chiedere di più, sarebbe delitto.

Patrick Wolf ama l'Italia, dicevamo. Lo dimostra anche a fine concerto, firmando autografi e abbracciando, uno per uno, tutti i fan accorsi oggi ad Ancona. Tant'è che dopo un'ora è ancora lì che sorride, con la promessa di tornare a farci visita tra qualche mese.

PS: il tempo di tornare a casa e la promessa è mantenuta. Patrick Wolf sarà in Italia a Ottobre per tre concerti, a Roma, Ravenna e Mestre (VE).

Avvisati vi abbiamo avvisati. E dai, che un po' d'amore non fa mai male.

 

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