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PATRICK WOLF @ Ravenna, 03 Dicembre 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

patrick wolk bronson ravenna È stato un “vi amo!” a chiudere la serata in compagnia di Patrick Wolf. Lui che lascia il Bronson con tanto di rosa bianca in mano, e saluta i fan con una disponibilità e un’allegria contagiose. E vederlo che se ne esce dai camerini con due vassoi in mano, pronto ad offrire da mangiare a tutti è un ricordo che sarà difficile dimenticare. Una di quelle serate in cui ogni cosa va per il verso giusto, la grandezza di chi sovrasta il palco come il rispetto di chi assiste, tanti e tutti adoranti e rapiti dal gigante trasformista inglese.

Uno show acustico, scarno, per quanto potente e perfetto per rivelare il talento e la padronanza di voce, strumenti e scena di un artista in forma smagliante. “Thanks for being so quiet” ripeterà più volte durante la serata, una serata che lui stesso definirà “speciale”.

Un palco spoglio e scuro, candele illuminate, un pianoforte a coda, un’arpa, due violini, un ukulele: tanti strumenti per due soli musicisti, che li alternano quasi fosse la cosa più naturale del mondo. Spogliate lo sono anche le canzoni, a dimostrare come siano dei piccoli miracoli di scrittura anche senza la pomposità degli arrangiamenti. Le belle canzoni le riconosci anche solo dallo scheletro, e stasera ne abbiamo avuto l’ennesima prova. “House”, “Damaris”, “Wind in the Wires”, “Together”, “The Falcons”, una splendida versione di “The Days” al piano, “The Magic Position”, “The Future”: cento minuti che volano, mentre intorno un Bronson in versione arena con tanto di sedie si gode l’evento senza far volare una mosca.

“Ciao Ravenna, come stai? Benvenuti!” saluta un Wolf in abito e cappello neri, sommerso da applausi scroscianti di quelli che si sentono raramente. Qualche minuto prima, proprio mentre il Bronson stava portando a termine il sold out, lui era lì, al banchetto del merchandising, in pasto ai fans per autografi e foto come mai succede, prima di uno show.

E stasera succede prima e dopo, prima di un concerto intimo ed entusiasmante e dopo un bis da cartolina, con Patrizio Lupo (così lo chiamano i fans) ricoperto di paillettes a strappare via gli ultimi brividi con “Armistice” e una “The City” inceppata e poi ripresa, e via a lanciare al pubblico grazie, inchini e i petali di una rosa bianca.

Ma Patrick Wolf non riesce proprio a staccarsi da quel palco, e intona così, in italiano, qualche strofa solo voce su Orfeo ed Euridice, nel visibilio generale.

“Euridice… rispondi!”, canta sorridendo. Se non ha risposto lei, di certo lo abbiamo fatto noi.

Più di così, c’è solo da strapparsi i capelli.