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PATTI SMITH @ Bologna, 15 Luglio 2012

patti smithDoveva essere un concerto speciale, quello di Patti Smith al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna. Dico “doveva” perché, almeno da un punto di vista musicale, non lo è stato poi tanto.

Esauriti da giorni i tremila biglietti, complice anche il prezzo ultra-popolare (10 euro), siamo costretti a sorbirci una due ore di fila sotto il sole per accaparrarci uno degli ultimi 150 tagliandi disponibili. Grazie al cielo, ci riusciamo.

E da qui parliamo di musica, perché stare a ciarlare della strage di Ustica e di fatti di cui non sappiamo pressoché nulla ci sembra azzardato e fuori luogo. Ed anche perché, nel corso della serata, sarà la stessa Smith a dire a più riprese che in fondo, e dopotutto, si è tutti qui per la musica e per un paio d'ore di "fottuto rock and roll". Paradossalmente, però, è stata la musica il vero punto debole della serata.

Patti Smith in una forma discutibile, giù di tono e vistosamente giù di voce, per lo più incapace, salvo rari momenti, di incantare gli oltre tremila che affollano il Giardino della Memoria. Al punto che anche una partenza “hit” con “Ghost Dance” e “Dancing Barefoot” diventa quasi surreale.

Volumi bassissimi, suono piatto e ovattato e la voce della Smith che si fatica a sentire, e quasi a riconoscere. Stessa cosa per la band, tecnicamente impeccabile ma priva di mordente. Si parte male. E non bastano le movenze storiche, i sorrisi e le strette di mano dal palco per salvare l'inizio di una performance che di entusiasmante ha solo la sagoma della Smith: un'ombra da storia del rock e stasera più bella da guardare che da sentire.

Strappano applausi il ricordo delle vittime di Ustica, di Carlo Giuliani e dei fatti di Genova e anche del terremoto, con la Smith tesa, dopo ogni divagazione, a ricondurre tutto alla musica. Per la serie: è legittimo ricordare e fare sentire la propria voce, ma lo è anche divertirsi e fare musica, e stasera, si dica quel che si dica, siamo qui per questo.

Tra i nuovi pezzi di “Banga” e sigle da storia del rock (“Pissing In A River”, “Gloria”, “People Have The Power”), il concerto sale di intensità, raggiungendo il culmine con l'ormai inflazionata “Because The Night” e con il finale rumoroso di “Rock 'N' Roll Nigger”, che chiude il bis e ci consegna una Smith rinata, che dà spettacolo strappando una ad una le sei corde della sua Stratocaster.

La Sacerdotessa del rock si è svegliata, e si è risvegliato anche il pubblico.

Proprio ora che è tempo di andare a dormire.