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ROCK EN SEINE @ Parigi, 27 Agosto 2011

rock en seine In Francia devono essere scemi. A sentire chi ci vive, organizzare un festival a Parigi a fine Agosto non è proprio la più geniale delle idee, almeno da un punto di vista metereologico. Che la giornata finirà con freddo, pioggia e fango lo sentiamo nella pelle, nonostante per le previsioni saremmo anche potuti uscire di casa in infradito. E gli intoppi non sono ancora finiti.

Per il sito del Festival parigino la data di oggi è sold out. Per noi no, che i biglietti li troviamo comunque e li paghiamo anche meno. Un giro di metropolitana ed eccoci arrivati, in mezzo a un esercito di neri alti due metri che ci molestano per venderci un biglietto. Bagarini da due soldi, considerando che partono con cifre impossibili, anche 100 euro, per poi finire a venderceli a meno della metà.

Entriamo per mano a una fiumana di gente e una volta dentro non ci si capisce più un cazzo. Quattro palchi, teste dappertutto e un odore pre-pioggia misto piscio che comincia a farsi insopportabile. Sul palco principale “La Grande Scène”, la sera prima infiammato dai Foo Fighters, stanno suonando i Blonde Redhead, una tra le band più interessanti della giornata. Non proprio adatti a un mega festival, nonostante un sound ottimo che, sommato alle gambe mozzafiato di Kazu Makino e al suggestivo vento pre tempesta, rendono la loro performance sicuramente affascinante.

Da qui in poi è tutta una bestemmia. Inizia a diluviare, la terra diventa fango, l’acqua si mischia col piscio e il piscio con l’acqua. Cerchiamo riparo sotto un tendone a bere birre alla modica cifra di sette euro e cinquanta al bicchiere. E giù ancora bestemmie. Il set dei The Streets lo saltiamo a piedi pari e senza troppi ripensamenti. Passata la pioggia ma belli tremanti e inzuppati ci godiamo però una delle sorprese della giornata, che porta il nome Austra. Un terzetto elettro dark pop di strafighe canadesi che fa un ottimo concerto, a metà tra ballo e suggestioni, perfetto per riscaldarsi in attesa del grande freddo.

Pochi minuti e cambiamo ancora palco per le Cocorosie, stasera particolarmente in forma e divertite e divertenti. Il pubblico del Rock en Seine apprezza a dismisura, e se ne sta accalcato e rapito, manco sul palco ci fossero gli U2. Insieme agli Austra, il miglior live del Festival. Una sbirciata al rock and roll dei Jim Jones Revue e via di corsa verso “La Grande Scène” per assistere al concerto degli Interpol. Il combo newyorkese di Paul Banks sembra aver fatto proseliti anche in Francia, a giudicare dall’attesa e dall’entusiasmo che si respirano sotto al palco. Invece niente, due palle. È la quarta volta che vado a sentirli, nonostante dal vivo non siano mai stati una forza della natura. Un’ora di show divisa a metà: la prima letteralmente imbarazzante, mal suonata e senza tiro, per poi riprendersi sul finale, quando è troppo tardi per risollevare animi e morale. Nel frattempo su Parigi e sulla Senna è sceso il buio, e i Death From Above 1979 stanno riversando le loro distorsioni elettriche sulla “Scène dell’Industrie”.

Uno sguardo veloce, una baguette immangiabile, una pisciata in giro e si ritorna al Main Stage, dove hanno da poco attaccato quei giovincelli degli Arctic Monkeys. Parigi è tutta sotto il palco, ma non basta a farmi cambiare impressione. Mi facevano cacare prima, mi fanno cacare adesso. Certo, suonano precisi e impeccabili, anche grintosi, ma senza “le canzoni” non vai da nessuna parte. Ma anche con “le canzoni” puoi non andare da nessuna parte, e finisci a fare come gli Interpol, che quelle le hanno ma non le sanno suonare.

E tutto finisce così, dentro a un festival mediocre e con fuori una città che di Rock en Seine ne vale almeno mille. Scimmia da concerti, tu sia maledetta. La prossima volta si resta a casa.