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TRENT'ANNI DI ORTODOSSIA @ Reggio Emilia, 29 Agosto 2012

zamboni reggioGiovanni Lindo Ferretti nominiamolo adesso, e che non se parli più. Quella andata in scena all'Arena Sputnik della Festa del PD di Reggio Emilia è un'altra cosa.

Trent'anni di Ortodossia”: una serata evento a ripercorrere i tre decenni di storia musicale di Zamboni con l'abbraccio di alcuni amici e suoi compagni di viaggio. Non una reunion, grazie al cielo, nonostante Fatur e Giorgio Canali abbiano ricreato, accanto a Zamboni, una vaga ombra di quel glorioso passato firmato CCCP prima e C.S.I. poi. Ma questa è un'altra storia.

Anno 2012: Reggio Emilia, quattromila persone lontane per abiti ed età si sono date appuntamento all'Arena Sputnik per festeggiare i trent'anni (che poi sono ventotto) di carriera di Zamboni dall'uscita di quel mitico 45 giri rosso intitolato, appunto, “Ortodossia”. Da “Emilia Paranoica” a “Valium Tavor Serenase”, passando per “Annarella”, “In Viaggio” e “Punk Islam” eccovi, ospite per ospite, ciò che è successo sul palco di uno degli eventi più attesi dell'estate musicale italiana.

Massimo Zamboni: è lui al centro della festa, e non potrebbe essere altrimenti. Visibilimente emozionato, è il solo, assieme alla sua band (Simone Filippi, Erik Montanari e Cristiano Roversi), a non abbandonare mai la scena. Il suono unico della sua chitarra “grattugiata”, il suo ondeggiare e le sue canzoni basterebbero per almeno altri trent'anni.

Angela Baraldi: ormai non la ferma più nessuno. Energia da vendere, voce roca e presenza fulminante. Innominabile con neo sulla fronte a parte, non c'è probabilmente nessuno in Italia che possa cantare queste canzoni senza far rimpiangere i tempi andati. Da tenere ben stretta.

Giorgio Canali: rivederlo condividere il palco con Zamboni, dopo oltre dieci anni, fa stare proprio bene. Lo vediamo prima urlare sulle distorsioni a mille all'ora di “Valium Tavor Serenase” e poi sulle note di “Da Solo” del Zamboni solista. Poi “In Viaggio” e “Fuochi nella Notte” con Cisco alla voce, chitarre disturbate qua e là e la solita capocciata al microfono. Da benedire.

Nada: assieme alla Baraldi, regina indiscussa della serata. È il suo nome ad aver attirato decine di over “anta” fuggite dopo la prima nota di “Emilia Paranoica”. Nada presta la voce a “Trafitto”, canta “Miccia Prende Fuoco” e sul ritornello “di pioggia” viene a piovere. Canta “Luna in Piena” e spunta la luna. La sua è una voce che condiziona il meteo, che migliora con gli anni, che gela di brividi e meraviglia. Chapeau.

Fatur: come da copione, “L'Artista del Popolo” non canta né suona una nota ma attira applausi, sorrisi e occhi del pubblico come una calamita. Un animale da palcoscenico, con tanto di enorme gabbia personale. Si infila una tazza del water in testa, smanetta con catene, molle, ferragli vari, e scatena le prime file solo scuotendo la sua mole. Il “Vota Fatur” di antica memoria lo urlano in tanti. Vota Fatur!

Cisco: si rivela meno indigesto del previsto. Confida di avere cominciato la carriera con la speranza di diventare i CCCP del folk. E finchè canta “In Viaggio” e “Fuochi nella Notte” va anche bene. “Annarella” invece no. Non è replicabile, tutt'uno com'è con “quell'altro uomo”, quello innominabile, per capirci.

Tutto è bene quel che finisce. E così è finita anche la festa. Come sempre, dopo il bello, la nostalgia abbonda.

Però ci siamo divertiti. Questo importa.

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