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VINICIO CAPOSSELA & NADA @ Senigallia, 01 Luglio 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Vinicio Capossela Senigallia

Vinicio Capossela Senigallia - Vinicio Capossela Senigallia
Senigallia non ce la fa più. Non ce la fa più a sopportare il Caterraduno. Travolta da un fiume infinito di persone e invasa in ogni metro quadro, la città marchigiana non basta più ad accogliere la marea di teste che richiama il festival radiofonico-musicale. File e gente dappertutto, traffico in tilt, con tanto di casello autostradale intasato dove ci areniamo perdendo i primi pezzi del concerto di Vinicio Capossela. Ci sì è messo anche un brutto temporale, che ha reso incerta fino all’ultimo la serata e costretto molta gente a partire all’ultimo. Tutta insieme. Dicevamo di Vinicio.

Quello che Capossela ha messo su in questo tour è un vero e proprio spettacolo a trecentosessanta gradi. A saperlo prima avremmo preso anche la pioggia, pur di godercelo per intero. “Marinai, Profeti e Balene”: questo il titolo dell’ultimo disco, questo il titolo dello spettacolo. Una scenografia da ventre della balena, imponente, impetuosa, affascinante, come la più devastante delle tempeste, come il mare in burrasca. Burrasca che ha in “I Fuochi Fatui” e “Il Ballo di San Vito” l’onda più alta. Tra sirene, polpi, meduse, marinai, va in scena un vero e proprio atto d’amore nei confronti del mare, della musica, e della vita tutta. Una prima parte mitologica e “acquatica” e poi spazio anche per l’altro repertorio, con in scaletta “Che coss’è l’amor”, “L’uomo Vivo”, “Brucia Troia”, anch’esse adattate al soffio del mare e ri-arrangiate fluide e ricche di fiati, theremin, seghe e altri strumenti eterei e suggestivi. Due ore di mare, minotauri, bar e cantine con un Vinicio smagliante, una band impeccabile e le tre Sorelle Marinetti a regalare pure qualche sorriso. I brividi di “Le Sirene” sul finale strappano via la pelle, ma il Foro Annonario ne vuole ancora e Vinicio torna con una “Ovunque Proteggi” che parla da sola, parla col cielo e lo illumina.

Finito Capossela si passa a Nada, anche se i pochi metri che separano il Foro Annonario da Piazza Del Duca diventano un calvario. Non si cammina. Arriviamo che Nada, stasera assieme a Fausto Mesolella alle chitarre, è già sul palco. Una chitarra e una voce a incantare una piazza piena di migliaia di persone. E la voce di Nada è una di quelle voci che con il passare del tempo migliora, matura, si carica di sfumature e di una passione struggente. E lei è lì, in piedi, bella e sorridente come quarant’anni fa. Balla, canta, si contorce, tra pezzi sempreverdi (“Ma che Freddo Fa”, “Amore Disperato”), cover (“Maremma Amara”), canzoni dall’ultimo disco “VAMP” (“L’Elettricità”) e brani più o meno recenti (“Luna in Piena”, “Guardami negli Occhi”), a sigillare una performance secca, ridotta all’osso, misurata. Seducente. La maestosità straripante del nuovo mondo di Vinicio e la sobrietà asciutta di Nada: due spettacoli all’opposto, entrambi di una bellezza irrinunciabile. Fate a modo. Andateli a sentire.

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