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YANN TIERSEN @ Cesenatico, 10 Luglio 2011

Yann Tiersen mi guarda e mi fa i complimenti per la maglietta dei Sonic Youth. Io ringrazio e alzo il pollice verso la sua dei NEU!. È questo l’ultimo lampo, almeno nella mia memoria, della tappa romagnola del mini tour italiano di Yann Tiersen.

Leggermente appesantito ma sempre di una disponibilità rara, il compositore francese torna a farci visita e l’attesa si fa subito ardente. Ancora in giro a presentare “Dust Lane”, Tiersen si dimostra anche stasera musicista eclettico e sorprendente, e chissà se riuscirà mai a levarsi di dosso quel vestito da soundtrack boheme che gli ha comunque permesso, con Amélie in primis, di raggiungere picchi di popolarità impensabili. Ma torniamo sulla terra. Una terra calda, afosa e appiccicosa a tal punto che anche scendere dalla macchina diventa un problema, col culo che dopo le due ore di viaggio si fatica a scollare dal sedile. Ma ce la facciamo.

Alle ventuno siamo dentro l’Arena Cappuccini, la tribuna è già strapiena e ci fiondiamo in piedi in prima fila. Siamo all’aria aperta, ma nell’arena è divieto fumare. Mah. Divieto che Tiersen violerà con nonchalance durante il primo e unico bis della serata, con la sigaretta accesa a violentare il suo violino. A essere artisti ci si guadagna, e ci si evita la maleducazione di una security che, nonostante un clima di assoluta tranquillità, cerca di rovinarci la serata contagiandoci con la sua nevrosi.

È l’accoppiata “Countdown–Dust Lane” ad aprire il set, con Tiersen teso tra mandolino elettrico e violino e un’ambientazione che cresce in elettricità, senza però mai spingere del tutto. Un inizio in sordina, per un set che decolla a metà e perlopiù sul finale, quando Tiersen imbraccia con costanza la sua Fender Jaguar, anche dodici corde, e tira il suono verso un rock a metà tra noise e post rock. Sul palco batteria, campionatori e synth, basso, chitarra e il francese che da buon polistrumentista suona tutto ciò che gli capita tra le mani.

Chitarre, mandolino, moog, violino, tastiere, xilofoni, voci: un’orchestra moderna a quattro quarti, che spazia su ogni fronte ma che non accelera mai a pieno il passo. Resta un po’ tra le righe il concerto di stasera, anche se la nuova “Another Shore” e il tiro di “Palestine” volano davvero alto. E al centro del palco Lui, maglietta bianca dei NEU! e jeans strappati, timido, che il pubblico non lo guarda pressoché mai e sembra nudo nei pochi momenti in cui è senza strumenti in mano. Solo un “Buonasera” e qualche “Grazie”, a fare tutto fuorchè la parte del divo. Tra elettronica, accenni di minimalismo, rock e canzone d’autore il concerto volge al termine, prima di un bis bomba, con gli applausi per il violino schizoide e incontenibile di “Le Quartier” e un walzer di “Amélie” elettronico e irriconoscibile ma che riaccende animi e scintille. E tutto termina così in fretta che si ha l’impressione che manchi qualcosa.

Novanta minuti scarsi di ottima musica, composta e suonata da dio. Ma senza picchi di nessun tipo, col rischio pendente di scontentare sia i fan sdolcinati di Amélie sia gli amanti del rischio e della sperimentazione sonora. Ma si sa che gli artisti, quelli veri, fanno un po’ quel cazzo che gli pare. E ci piace. Difficilmente vedrete due concerti di Yann Tiersen uguali uno all’altro. È questione di fortuna beccare quello più vicino alle proprie corde. Anche per questo Yann Tiersen è un artista vero.

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