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Zen Circus & Il Pan Del Diavolo @ Rimini, 5 Marzo 2011

  • Scritto da Orasputin

zen circusLOCATION: Velvet Club di Rimini, erede naturale dello Slego. Ci hanno suonato praticamente tutti: Screaming Trees, dEUS, Gun Club, Napalm Death, solo per citarne alcuni. Al bar del locale si possono ammirare tutti i poster dei concerti tenutisi in questi anni, viaggio tematico ai confini dello shock emozionale.

LA SERATA: Carnival Clown Party, ottava edizione. Il Velvet regala consumazioni a chiunque si presenti in tenuta da carnevale, noi siamo gli unici fessi a non averci pensato. Alla cassa, un serratissima attività di scambio maschere permette a molta gente di afferrare quel whyskey e coca che dovrebbe svoltare la serata. Ogni clown ha diritto a un palloncino da utilizzare come riferimento una volta dentro. Il clima appare tutto sommato amichevole. Per restare in tema, non mancano tenute da Gheddafi e il classicissimo poliziotto con occhiali Ray-Ban frutto di un tarocco micidiale. Ad animare le coscienze Zen Circus e Pan Del Diavolo. "Noto che in molti avete rinunciato alla partita di calcio", fa notare un Ufo meno ironico (e forse un po' stanco) rispetto alla norma.

LE BAND: La prima impressione è che il duo capitanato di Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo appaia più affaticato del solito. Ne risente una scaletta dove ai classici della band vengono alternate bordate estrapolate dal primo EP. "Coltivero' l'Ortica" è in fin dei conti la cavalcata che meglio sintetizza le caratteristiche live della band: sputi, sudore e tanta voglia di incendiare una platea più scatenata del solito. Unico rammarico, che non si sia ricompattata quell'alleanza Pan Del Diavolo / Criminal Jokers materializzatasi, nei mesi scorsi, nell'entusiasmante progetto Pan Del Diavolo Band: tre difensori e due punte, vibrazioni e distorsioni al servizio del combat folk del giovanissimo duo. A conti fatti, quelle dei due palermitani sono canzoni che – per quanto tirate - non possono prescindere da una stato di forma da top della condizione. Essendo la proposta minimale e dall'impatto secco e viscerale, ogni minimo calo di tensione viene subito avvertito, e questa sera tocca alle corde vocali di mister Alosi finire sotto processo. Degli Zen abbiamo tradotto morte vita e miracoli, dal reportage di Villa Inferno agli Appino solo live, dalla recensione di "Andate Tutti Affanculo" alle esibizioni nei teatrini dell'entroterra romagnolo. Cresce l'attesa per il nuovo album ("Nati Per Subire", in uscita a Ottobre), e dopo 14 mesi di tour promozionale, il terzetto pisano stravolge definitivamente una scaletta dove, fino a poco tempo fa, dominavano ancora i pezzi di "Andate Tutti Affanculo". Addirittura la chiusura è affidata all'anthem defilata "Sailing Song", estrapolata direttamente da quel "Doctor Seduction" considerato il lavoro più "femminile" e sexy della band (non a caso uno dei nostri preferiti). Tra le curiosità, un Karim in grandissima forma, Ufo con t-shirt dei Grimoon e Appino – tanto per cambiare - sponsor ufficiale dei NoMeansNo. Nel delirio carnivalesco del dopo concerto incrociamo un Francesco Motta (Criminal Jokers) fonico impeccabile dietro i mixer del Velvet, locale dall'acustica a dir poco invidiabile, forse il miglior connubio acustica/lamiere mai testato in Italia.

IL VERDETTO: se parliamo di rock italiano, gli Zen Circus ne incarnano al meglio la dimensione live (meglio di loro solo i Verdena, ma è una sfida ad armi pari). Dal vivo la band sprigiona dosi di elettricità degne degli oramai andati White Stripes, nei momenti rilassati si affida al peso delle chitarre acustiche per addomesticare il pubblico a suon di sferzante ironia. Lì dove le chitarre alleggeriscono i toni, ecco le parole a prendere il sopravvento. "Gente di Merda" e "Vana Gloria" da un lato, "Figlio di Puttana" e "La Canzone di Natale" dall'altro, rappresentano la sintesi perfetta di tale battibecco tra dimensioni musicali. Sempre in prima linea con il Circo Zen.