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Fat Freddy's Drop: Speranza per una Generazione

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Speranza per una Generazione

Quando si parla di sperimentazione, non si può prescindere da un approccio trasversale alla musica, da un atteggiamento critico ma pur sempre cauto nei confronti di esperienze, suoni e contenuti non ancora scritturati in un genere definito, e forse mai predisposti ad esserlo. Beh, questo è l’atteggiamento con cui vanno ascoltati i Fat Freddy’s Drop.

 

 

La giovane band neozelandese miscela con inconsueta armonia dub, soul, jazz, funk ed elettronica, con un impetto tutto “skankin urban pacific roots“. “Based on a true story” non è l’album d’esordio, ma sicuramente il loro primo significativo lavoro. Lo precedono un ep“Hope for generation“ del 2004 e un live “Live at the Matterhorn“ del 2001 che è sostanzialmente una jam sassion registrata in un noto night-club di Wellington. Il nome della band è ispirato da Fat Freddy’s Cat, il simpatico gatto sconvolto dei Freak Brothers, cartoon underground di culto nella controcultura americana dei 70s. E pare che i cartoni animati siano una vera passione per i Fat Freddy’s, basti veder il vidioclip di ” Roady”, un cartone simpaticissimo e coloratissimo, e il loro sito internet www.fatfreddysdrop.com, un sito molto originale in cui oltre a splendide foto e disegni si trovano anche giochi multimediali sottoforma di cartonianimati. Nella primavera 2004 la band ha fatto un tour europeo di 25 date con due concerti a Londra ed una apparizione come headliner al Detroit Electronic Music Festival. Hanno anche registrato 4 tracce per il Radio 1 Show di Gilles Peterson sulla BBC che è stato votato come terzo migliore live set su Radio 1, nei World Wide Awards del Natale 2004. Il loro primo album ha conquistato svariati premi nei Music Awards neozelandesi: album dell’anno, migliore band, ed il premio del pubblico.

La Prima apparizione live dei Fat Fraddy’s in Italia è avvenuta in Puglia, nel settembre del 2006. In quelle occasioni il pubblico rimase estasiato nei confronti di un gruppo allora sconosciuto ma che di li ad oggi ha conquistato gran parte della scena underground. I Fat Freddy’s nascono come una live band, e i suoi componenti, che vengono da estrazioni musicali diverse, amano improvvisare in lunghe session dove viene fuori ognuna delle loro anime. Joe Dukie AKA Dallas Tamaira, la voce del gruppo, amalgama tutte quelle anime con un approccio essensialmente soul. Dalla sua voce non traspare altro che passione e dolcezza. Ma il vero leader del gruppo è Fitchie AKA Mu , considerando uno dei migliori produttori della Nuova Zelanda, che con il suo campionatore mpc 2000 fornisce la sezione ritmica alla band. La sezione fiati è composta da Flash AKA Warryn Maxwell al sax alto e tenore, Tony Chang AKA Toby Laing alla tromba, ed Ho Pepa AKA Joe Lindsay al trombone. Alla chitarra Jetlag Johnson AKA Tehimana Kerr, che è l’anima più reagge old stile, e alle funkedeliche tastiere analogiche ed organo Dobie Blaze AKA Iain Gordo. Una formazione variegata quella dei Fat Freddy’s , e il riuscito accostamento di strumenti della tradizione jazz e reggae con la ritmica campionata, sono un ulteriore conferma che la direzione in cui vanno oggi i giovani musicisti è quella giusta, quella che più rappresenta la nostra generazione contaminata, multiculturale, multicolore ma soprattutto piena di speranza. Ed è “Hope”, brano dell’ep “Hope for a Generation“, che racchiude più di tutti gli altri brani il senso del progetto Fat Freddy’s: la speranza di una generazione che vuole superare le diversità e trovare nuove soluzioni oltre che musicali, sociali e relazionali nell’incontro e nella fusione di idee diverse.

Tutto ciò è riassunto verso la fine del brano quando la voce di Joe Dukie fa un interplay con la sezione fiati ripetendo ininterrottamente “Love for music…The music kiss me…The music kiss you..Music can be somthing we do…” . L’ep contiene inoltre la versione di “Hope” radio edit, due pezzi live che ritroveremo nell’album successivo versione recorded, e una bellissima “Bluey” , prima traccia, che in un’atmosfera ovattata, dove il tempo in levare si sente solo in lontanaza e le note di un piano campionato sembrano scandire il tempo molto più della batteria, introduce gradualmente l’ascoltatore in suoni sempre più dub. Questo brano è l’iniziazione. “Based on a true Story” è certamente il biglietto da visita dei Fat Freddy’s : nella maggiorparte dei brani l’ identità reggae/dub si impone fortemente senza mai rinuciare alla contaminizione jazz e soul, ma anche hip hop come nel brano “Roady“che Parte con una modulazione della sezione fiati in stile jazz anni 30, per poi esplodere in un a ritmica molto trascinante, da far sculettare, e tra liriche rap ed echi dub si spinge verso un esplosione dei fiati e della batteria.Un brano molto energico e trascinante, come lo è quello seguente,”Wandering Eye“, che non è solo un brano movimentato, regala infatti alla fine atmosfere elettroniche che rilassano il tiro. Non mancano in quest’album le chicche funk “Ray Ray“, e soul come “Del Fuego” e”Hope“, una rivisitazione del brano ominimo del precedente lavoro disocgrafico, in cui Fitchie duetta con una splendida voce femminile creando una canzone che ha il sapore degli anni ‘50 , un misto tra gospel, rithm&blues e contemporary r’n'b’ anni novanta alla D’angelo e R. Cally.

Un album molto eterogeneo ma accomunato da un filo conduttore, quello delle atmosfere suggestive date dagli echi tipicamente dub e dai tappeti di fiati che riempiono notevolmente i brani sia ritmicamnete che armonicamente. Forse andrebbe detto di più a livello tecnico e musicale dei pezzi dei Fat Freddy’s, ma non tutto si può definire e catalogare con nomi e generi. Sono semplici espressioni di emozioni, sono suoni, sono ritmi, che sicuramente hanno radici in determinate tradizioni culturali e musicali, come posso essere quelle del soundsystem e delle session jazz ma i Fat Freddy’s partono da li facendo proprie quelle tradizioni, riproponendole in modo del tutto nuovo ed evoluto. Per ascoltare i Fat Freddy’s non si deve per forza essere legati ad un genere musicale, bisogna solo non essere prevenuti, liberare la mente e ascoltare. E’ di musica che stiamo parlando.