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BOLOGNA VIOLENTA: Utopie e Piccole Soddisfazioni

  • Scritto da Marco Tonelli

bologna violenta utopie e piccole soddisfazioni

bologna violenta utopie e piccole soddisfazioni - bologna violenta utopie e piccole soddisfazioni
Quali saranno le utopie e le piccole soddisfazioni di Nicola Manzan? A sentire quel che ci dice Bologna Violenta, dissacrare tutto e tutti con schizzi di grindcore espressionista, teso a sconvolgere l'ascoltatore con contrasti e colpi di scena. Ormai il messaggio è chiaro, Bologna Violenta è una macchina impazzita che produce schegge di schizofrenia e angoscia, un grottesco ritratto della nostra società riflessa attraverso la personalita musicale di Manzan, che va dal punk hardcore degli anni '80 passando per il cyber grind, fino alle colonne sonore e alla musica classica.

Rispetto a “Il Nuovissimo Mondo”, ci troviamo di fronte ad un universo più compatto e coeso. La rabbia e la violenza sono tese verso scarabocchi di una realtà ingiusta e crudele. L'epica grottesca del mondo che ci circonda è resa da un uso massiccio di arrangiamenti orchestrati e tastiere, spostando l'ago della bilancia verso un grindcore più omogeneo, con meno campionamenti a spezzare l'azione, e quindi un collage più narrativo rispetto ai precedenti lavori.

Nessuno viene risparmiato, la politica, la religione, noi stessi, tutti buttati nel rogo di un caos sonoro, sorprendentemente ascoltabile e fruibile. Un disco quasi interamente strumentale, fanno eccezione le collaborazioni di J.Randall degli Agoraphobic NoseBleed (ai growl nel grind-core “classico” di “Your'e Enough”) e di Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids, per un'acida versione di “Valium Tavor Serenase” dei CCCP.

Tutto il resto è un concentrato di violenza al limite del parossimo, fatto di cori polacchi, beffarde filastrocche, canti benedettini, elettronica lounge, rumorismi harshnoise, e orchestre d'archi a spezzare in mille pezzi la chitarra e i blast beat. L'odio verso il potente e il “popolo bue” è reso perfettamente dalla bizzarra ballata medievale di “Remerda”, dall'andamento epico di “Lasciate che i potenti vengano a me” e dalle ripetizioni di “Popolo bue“ .

La chiusura è di quelle che rimangono impresse. Il grind cinematografico di “Le Armi in fondo al mare”, la morriconiana “Transexualis” e il pathos orchestrale di “Chiusura con rassegnazione”, testimoniano la straordinaria capacità di sintesi di un prodotto estremo ma allo stesso tempo accessibile a tutti.

“Utopie e piccole soddisfazioni” ci vomita, insieme alle sue infinite suggestioni e riferimenti, i mezzi per ricostruirle e renderle vive. Solo per questo è già un successo.

Voto: 7,5

 

Info:

Wallace Record/Dischi Bervisti, 2012

Cyber/Grind-Core

 

Contatti: http://www.facebook.com/bolognaviolenta

 

Tracklist:

1- Incipit

2- Vorrei sposare un Vecchio

3- Utopie

4- Sangue in Bocca

5- Costruirò un Castello per Lei

6- E' sempre la solita Storia, ma un giorno muori

7- Valium, Tavor, Serenase

8- You're Enough

9- Lasciate che i Potenti vengano a me

10- Remerda

11- Intermezzo

12- Il Convento Sodomita

13- Terrore nel Triregno

14- Mi fai schifo

15- Il Bimbo

16- Lutto nella Testa

17- Piccole Soddisfazioni

18- Popolo Bue

19- Le Armi in Fondo al Mare

20- Transexualis

21- Finale - con rassegnazione