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Giorgio Li Calzi: "Organum"

 

giorno li calziAmmetto di essermi trovato piuttosto in crisi a dover scrivere qualcosa su questo “Organum”, che segna il ritorno di Giorgio Li Calzi al mercato discografico dopo sette anni.

 

È stato quel “new jazz” a trarmi in inganno, quando poi di jazz nei solchi del disco non è che se ne respiri più di tanto. Sono altri i territori sonori su cui si muovono le tracce di questo “Organum”. Una tromba, due voci, inserti elettronici figli della miglior tradizione bristoliana, aperture post-rock: di suggestioni in “Organum” ce ne sono una valanga, e sono tutte perfettamente integrate e calibrate. È un inquietante conto alla rovescia ad opera dell’ectoplasmica voce della figlioletta di Li Calzi ad aprire le danze e la lunga suite strumentale “Orinonauta”, dove tromba e arpeggi di chitarra si fondono in un intreccio ipnotico, quasi un tutt’uno con la splendida melodia da viaggio interiore di “Eyes Wide Open”, cantata da una soffice e seducente Hayley Alker. È musica d’atmosfera e fortemente suggestiva, eccitante quasi, ma non è musica di sottofondo. Provateci e vedrete. È invece musica che parla, e ha bisogno di voi per fiorire in tutta la sua bellezza. Musica da visioni, sia dentro che fuori.

In “Blue Light” sono Giorgio Li Calzi e la sua tromba a farla da padrone, a colorare un tappeto sonoro fluido e scomposto, evanescente. “Poesia in forma di prosa” entra invece in territori post rock, ma con gusto, senza strafare, dove le distorsioni sono piacevolmente scarne e asciutte e il rischio patetismo da muro di suono evitato egregiamente. È la voce oscura di Thomas Leer a dare all’elettronica “The Truth of a Chinese Whisper” un malsano tocco di decadenza, tra echi anni ottanta e una tromba che quando arriva rivolta gli occhi e risana, travolta sul finale dall’incedere ipnotico dei synth. In un paio di pezzi (“Orinonauta” e “Das Unheimliche”) si trovano addirittura samples firmati Scott Gibbons, e tratti da quel capolavoro di post teatro itinerante che è la “Tragedia Endogonidia”, ad opera della Societas Raffaello Sanzio. “24h Psychosis” potrebbe essere un pezzo dei Sigur Ros, e porta con sè un meraviglioso sentore di fine, bello a tal punto da far rima con pacificazione. Le distorsioni crepuscolari sul finale esprimono al meglio questa sensazione di risolutezza. Altro picco emotivo dell’album lo segna la successiva “Exist”, dove la voce sensuale di Haley Alker e la tromba di Li Calzi è come se si scopassero, fino a diventare una cosa sola. Compare anche l’ombra di Lars Von Trier, a cui è dedicata la sconnessa e sperimentale “Homo Zentropicus”. A chiudere ci pensa “Zapaterista”, tra loop reiterati, odore di tramonto e una tromba che, semplicemente, canta.

Finisce il sogno e una domanda mi sorge spontanea: se al posto del nome “Li Calzi” si fosse scelto uno di quei nomi paraculo e alla moda con tanto di “THE” iniziale, il disco sarebbe sulla bocca e sulle orecchie di tutti? Forse sì. Anche se a volte, le cose belle, è meglio tenerle per sé. Custodirle. A voi la scelta.

Voto: 7


Contatti: http://www.myspace.com/giorgiolicalzi


Info:

Fonosintesi, 2011

New jazz / Trip Hop / Elettronica


Tracklist:

- Orinonauta

- Eyes Wide Open

- Blue Lights

- Poesia in Forma di Prosa

- The Truth of a Chinese Whisper

- Madonna delle Lamiere

- Das Unheimliche

- 24H Psychosis

- Exist

- Homo Zentropicus

- Zapaterista