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Marnero: Il sopravvissuto

I Laghetto facevano della componente demenziale il loro punto forte, ma non era il solo. Nel cuore della Post Hardcore band bolognese pulsava una vena oscura, spesso apocalittica. In questo senso, considero i Marnero come i figli naturali (e non solo effettivi) di un discorso destinato a protrarsi nel tempo. Ovviamente da queste parti non si scherza mica. L'oceano di disperazione e rabbia è da sempre il panorama di fondo di una delle realtà più intransigenti e gravide di emozioni del nostro Paese.

Dopo il “Naufragio universale” è arrivato il momento di cantare le gesta di chi è rimasto. “Il sopravvissuto” mette in scena la desolazione di chi si rende conto di esser vivo in un mondo di morte. Un concept album che dalle metafore marinaresche naviga a gonfie vele verso il disagio dell'essere vivente in balia dell'esistenza. Il tutto fatto veleggiare sui flutti di un Hardcore furioso e magniloquente, capace di materializzarsi in vere e proprie muraglie di riff e fraseggi stordenti. Una serie di brani da ascoltare dall'inizio alla fine, in un flusso continuo di suggestioni progressive, pianoforti, violini ed esplosioni strumentali.

I testi e le parole sono la componente fondamentale, il griletto di un ordigno micidiale diviso in parti uguali tra soluzioni orchestrali e violenza pura e cristallina. Passaggi come “E quindi tutto bene, dai a parte la vita... E a parte che persevero a riaprirmi la ferita con la falce arrugginita” fanno deflagrare il cervello dell'ascoltatore in mille pezzi. Non è solo una questione di perizia compositiva (che non manca), il vero punto di forza è un'alchimia sopraffina tra le varie componenti che la animano e la sostengono. L'assalto di “Come se non ci fosse un domani” vomita un vortice di chitarre e parole sputate fuori con urgenza e furia devastante. “Non sono più il ghepardo di una volta” è un saliscendi sofferto e visionario, tra allucinazioni e picchi chitarristici da batticuore. Un capitolo a parte lo merita “il porto delle illusioni”, un viaggio che da solo vale decisamente il prezzo del biglietto. Una corsa contro il tempo sospinti da ripetizioni e soluzioni progressive a dir poco allucinanti. La frenesia di “Rotta irreparabile” ci trascina con forza verso gli assoli al fulmicotone di “Zonguldark”. La degna conclusione di un “racconto”, tra i più lucidi e affascinanti in circolazione.

“Io sono il sopravvissuto, sono quattro non uno. Sono pieno a metà e non mi aspetta nessuno. Un compatriota dell'inesistente, un contemporaneo di Niente."

Voto: 7,5


Info:

Sanguedischi, Escapefromtoday, Dischi Bervisti, Mothership, Fallodischi, V4V Records, To Lose La Track / 2013

Post Hardcore

 

Contatti: https://www.facebook.com/ilmarnero?fref=ts


Tracklist:

Quadrante I
1. Come se non ci fosse un domani
2. (come infatti non c'è)

Quadrante II
3. Non sono più il ghepardo di una volta
4. (che non sono mai stato)

Quadrante III
5. Il porto delle illusioni
6. Prologologia

Quadrante IV
7. Rotta irreparabile
8. Zonguldark