Mitigatore di atmosfere e artigiano dei suoni, Mattia Coletti giunge al suo quarto lavoro solista, "The Land", rendiconto o summa di una carriera personale costruita sull'equilibrio costante tra melodia e sperimentazione, apertura di nuovi varchi e ricerca dell'essenzialità.
Proprio questa visione lucida, sfaccettata e chirurgica lo rende uno dei personaggi chiave dell'underground musicale italiano, quello trasversale che non finisce (riciclato) sulle riviste patinate ma che si erge a pane quotidiano per ogni buon intenditore in cerca di soluzioni all'avanguardia.
Ne vien fuori un disco profondo e minimale, raffinato nel pizzicare le corde di una chitarra acustica, tetro nell'immortalare scenari apocalittici che dal cielo scarlatto di una metropoli del Nord sorvolano il set di un western contemporaneo. "Wind Glass" avrebbe potuto accompagnare una lettura di Jon Krakauer, o addirittura il movimento di macchina dello Sean Penn di "Into The Wild", "Ghost West" disegnare un orizzonte di speranza sullo scenario apocalittico di "Non è Un Paese Per Vecchi", e in chiusura dettare i tempi per le lente e desolanti cavalcate di "Gerry".
Affascinante nella sua semplicità, il dipinto musicale di Mattia Coletti coincide con l'attesissimo ritorno di una congrega di visionari sotto forma di etichetta meglio nota come Bloody Sound Fucktory, i cui componenti andrebbero iscritti al registro delle persone che non sbagliano un colpo da dieci anni.
Voto: 7
Info:
Bloody Sound Fucktory / Wallace Records, 2012
Avant folk
Tracklist:
1.Pitagora
2.The Land
3.Windglass
4.Greta
5.Ghost West
6.Red Eye
7.Tape And Crackle
8.A Time Full Of Boxes






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