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INTERVIEW: Frigidaire Tango

  • Scritto da Orasputin

frigidaire tangoAbbiamo intervistato Charlie Cazale, voce storica dei Frigidaire Tango, una delle band più influenti della scena new wave italiana, freschi di nuova uscita per la Tempesta Dischi.

- Com’è cambiata la scena rock italiana, considerato il fermento relativo all’ottima produzione targata Tempesta Dischi?

Più che cambiata diciamo che è finalmente DIVENTATA una scena. E' chiaro che se e a fare le scelte è gente che lo fa per amor dell'arte le cose poi sbocciano e fioriscono. Il mercato musicale italiano ( con qualche rara eccezione) è sempre stato in mano a gente la cui unica priorità era quella di produrre profitto al di là di qualsiasi logica artistica o culturale, una triste frustazione subita da tutte le generazioni di musicisti italiani fino all'alba di questo decennio, quando cioè è iniziato il cosidetto crollo del supporto, autoprodursi un disco era davvero un impresa ora chiunque può registrare un cd con ottimi risultati e con costi contenuti, a questo si aggiunga che ora grazie ad internet e alla iper informazione tutti possiamo accedere a tutto e possiamo ascoltare gratuitamente anche l'ultima band del mondo, fine dell'egemonia discografica... una liberazione. La cosa più curiosa è che tutto questo ha coinciso anche con la fine del rock che dopo il Grunge, a livello internazionale, non ha più prodotto nulla di stimolante e la stessa cosa vale per la grande corrente dell'elettronica che si sta muovendo su terreni già battuti, electro e minimal non sono altro che varianti attualizzate della prima wave elettronica degli anni ottanta e della stessa techno. Dunque quale momento migliore per la musica italiana che può recuperare ed evolvere il cantautorato più autentico, nel senso che la tradizione musicale in italia poggia per lo più sulla forma "canzone" e dunque tornare ad avere finalmente una propria identità sulla quale si sono basate anche le nostre scelte durante la registrazione dell'Illusione del volo. Viva gli eroi della "Tempesta", viva il loro coraggio e a loro un'eterno grazie.

- Come avete sottolineato nella vostra biografia, negli anni Ottanta cantare in italiano era l’equivalente di “puntare al commerciale”

Esattamente, o Sanremo o qualsiasi cosa che andasse nella direzione opposta. Ovviamente si trattava di una scelta radicale e un pò stupida ma del resto avevamo appena vent'anni e l'imperativo era diversificarsi, trovare una propria identità, imporsi con le proprie forze... e altre chimere del genere.

- Com’è cambiato l’approccio alla lingua? Siete d’accordo sul fatto che il cantato in italiano abbia acquisito una maggiore consapevolezza politica?

La consapevolezza sta nel fatto che ora chi ci ascolta ( in Italia ) sa subito di cosa parliamo, l'approccio e la tecnica contano poco, l'importante è il prevalere della forza della parola, le nostri canzoni hanno sempre parlato di liberazione, nella lingua inglese questo concetto era espresso più in senso metafisico, ora forse possiamo essere più diretti... giusto per non perdere altro tempo.

- Trent’anni fa, quali erano i vostri idoli musicali?

Erano tanti, durante la nostra adolescenza abbiamo assistito ad una serie di cambiamenti ed evoluzioni musicali senza tregua. Nati col mito degli anni sessanta ma già immersi nella grande stagione "progressive" a cavallo dei due decenni, PINK FLOYD - KING CRIMSON - GENESIS (Quelli con Gabriel) - JETHRO TULL - EL&P ecc., e contemporaneamente affascinati dal Re della Weat coast NEIL YOUNG, un periodo meditativo, quando ancora ascoltavi musica collettivamente sdraiato sul letto di qualcuno, eppure stava già per cambiare la scena, il ritorno al rock nel modo ancora più provocatorio e l'avvento dei nostri primi veri maestri: DAVID BOWIE, IGGY POP i ROXY MUSIC e un sontuoso e devastante LOU REED restituitoci dai VELVET UNDERGROUND... ma la fame di stimoli rimane e la folle scena Tedesca ( volgarmente conosciuta come Krautrock ) prende il sopravvento, cosa dire difronte ai dischi dei NEU dei CAN dei FAUST che violentavano nuovamente il rock fino ad arrivare alle radici dell'elettronica nel technopop dei KRAFTWERK ?... ma non passano che pochi mesi prima dell'uscita del primo disco dei RAMONES e tutto ricomincia, e questa volta partiamo anche noi per il fronte...il punk riporta tutto a un Ground Zero, ri-generazione totale dai PISTOLS ai CLASH, i jeans strappati e un disinvolto atteggiamento di sfida, ma ora solo settimane ci separano dalla grande onda, tutto si sta evolvendo ad una velocità supersonica e il primo disco dei DEVO indica la strada, ora la lista sarebbe infinita soprattutto per la diversità di generi e stili che stanno convivendo, TALKING HEADS, POLICE, CURE, JOY DIVISION, KILLING JOKE, , XTC, STRANGLERS, ULTRAVOX, MAGAZINE, WIRE e almeno un'altra dozzina di band fondamentali, ogni giorno una sorpresa meravigliosa, una pacchia che sembrava non aver mai fine ma che invece si esaurì con l'avvento dei sciagurati anni ottanta.

- Come giudicate la raffica di reunion di rock band straniere (cito Soundgarden) e nostrane (cito Litfiba)?

Le reunion sono una costante da sempre nel mondo del rock. Molti artisti ( i più intelligenti ) sentono quando la loro vena artistica sta per esaurirsi e rimangono alla finestra per capire e rigenerarsi; questo nella migliore delle ipotesi, ma ci sono anche motivi puramente d'interesse economico, oppure semplicemente hai voglia di rivedere i tuoi vecchi amici e finchè sei ancora in forma......meglio approfittarne.

- Avete nostalgia del passato?

Dipende da che presente stai vivendo. Noi ci stiamo esprimendo anche adesso e possiamo crogiolarsi nei bei ricordi con la consapevolezza che ne stiamo creando degli altri.

- Una nota band italiana, Il Teatro Degli Orrori, ha voluto il vostro singer per una delle sequenze più commoventi dell’ultimo videoclip “Direzioni Diverse”. Maggiori indiscrezioni a riguardo?

L'idea è nata dall'incontro tra Bob Rifo dei Bloody Beetroots e Pierpaolo Capovilla del Teatro con i quali abbiamo un rapporto di lunga data ed essendo due persone di grande qualità e indubbio buon gusto hanno scelto il meglio che potevano trovare.

- Qual’è il posto più strano dove avete suonato?

Il 31 dicembre del 1981 volevamo organizzare una performance con relativo party di capodanno, l'unico posto accessibile era una vecchia fabbrica degli anni '50 che produceva cabine per gru e trattori. Costruimmo un palco fatto con queste cabine enormi, colorate e piene di vetri attraverso i quali vedevi un improvvisato backstage sdraiato su di una serie di sedili posteriori tolti da una ventina di auto in rottamazione...una notte indimenticabile.

- Grazie ragazzi, che il futuro sia con voi!

... e con il tuo spirito..amen.