La visione di Hunger Games è un carezza con calcio nelle palle. La storia di 24 ragazzi costretti a sacrificarsi per il loro popolo, racchiusi in un'isola col solo scopo di trucidarsi e regalare la salvezza a uno solo di essi. Motivo? Il governo costringe al sacrificio un gruppo di giovani per spaventare tutto il resto dei ribelli, preme sulla speranza e la salvezza per forzare all'accontentarsi e alla sottomissione.
Perché carezza?
Perché è un film appassionante. Nonostante l'omonimo romanzo di Suzanne Collins dal quale è stato tratto il film abbia un concept palesemente plagiato dal libro Battle Royale di Koushun Takami, Hunger Games riesce a trasportare lo spettatore in un mondo di orwelliane memorie, in cui l'umanità è succube di paure e timori nei confronti dei dominatori, relegata a schiavitù senza tempo, con persone divenute animali da allevare e poi cacciare.
Una lezione semplice che sullo schermo fa sempre il suo effetto, motivato e rafforzato questa volta dalle amarissime caricature di chi architetta questi giochi, arcigni e malefici “jigsaw post-apocalittici”.
Il mondo dello spettacolo allo Truman Show (ben architettato) si ibrida alle atmosfere adolescenziali di Twilight (giovani patinati di una superficialità disarmante), fondendosi con la folle lotta fratricida di Battle Royale, pellicola girata nel 2000 che vede protagonisti altrettanti ragazzi pronti a scannarsi a vicenda per sopravvivere.
Perché calcio nelle palle?
Fondamentalmente perché in un film nel quale 24 ragazzi si trucidano a morte non vedere una sola goccia di sangue è una grandissima presa in giro e motivo di rancore verso scenaggiatori e regista. Capisco che il film è diventato anche un fenomeno adolescenziale, con relative necessità di limitare i danni da “divieto ai minori” (in Italia divieto solo sotto i 13 anni), ma eliminare la componente “violenza” è stuprare il motivo stesso che sta alla base del film. La brutalità, la sopraffazione e il conflitto rappresentano dinamiche fondamentali per analizzare gli attriti sociali, la voglia di rivalsa dei protagonisti e i rapporti di forza tra oppressori e oppressi. Queste tematiche vengono smorzate e perdono la loro dirompente efficacia in rapporto alla narrazione dello show-conflitto, metafora del controllo sociale e del mantenimento dello status quo.
Una scelta codarda, che scatena un impoverimento della storia, svuotata del suo perno principale e costretta a virare su sciocchezzuole quali rapporti di amicizia tra i vari personaggi "buoni" dei quali fregava veramente poco, architettura televisiva/mediale dello show (ok, abbiamo capito che sono tutti ipocriti faccediculo) e altre amenità di poco conto. Il risultato è che nel contesto filmico in oggetto questi elementi non hanno avuto la potenziale eccitante portata ormonale di 24 adolescenti che si staccano teste, si spappolano le budella e mettono da parte la coscienza per una sana rivalsa nei confronti del “contratto sociale”, con relativo obbligo di rispettare il prossimo solo per il bene della comunità.
Un vero peccato, una banalizzazione intollerabile, riduttiva e castrante per un film che aveva molto da dire e lo ha fatto in maniera pressappochista, artificiosa e intellettualmente puerile.
Voto: 6
Info film:
regia di Gary Ross
USA 2012 Con Lenny Kravitz, Jennifer Lawrence, Elizabeth Banks, Woody Harrelson, Stanley Tucci
Titolo originale: The Hunger Games
durata 117 min Drammatico






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