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La Cameriera (Markus Orths)

la cameriera

L’intensità di un libro non si misura affatto dalle pagine che lo compongono. Se così fosse, questo volumetto di 80 fogli e poco più passerebbe probabilmente inosservato, risultando semplice muco emozionale rimasto incollato ad un fazzoletto di carta stropicciato. In realtà, in queste poche pagine è racchiuso il malessere di un’intera esistenza. Quella di Lynn, cameriera presso l’albergo Eden.

Il voyeurismo non è solo un passatempo da guardoni, ma un vero e proprio atteggiamento da parte di chi, dell’osservazione altrui, ne trae persino piacere. Quando si smarrisce il desiderio di vita o quando lo si ritrova nelle azioni di altri individui, lo spiare occasionale si tramuta in una vera e propria patologia che non trova pace nell’animo dell’osservatore. In questo caso, della protagonista.

Lynn, cameriera d’albergo, rappresenta la dipendente ideale: pulisce con zelo ogni stanza che le viene assegnata, si trattiene a lavoro anche al di fuori delle sue ore canoniche e rinuncia alle proprie ferie pur di continuare a compiere il suo dovere. Sotto il profilo professionale, incarna perfettamente colei che ogni datore di lavoro (ma non solo) desidererebbe avere in squadra. Un caso raro che nasconde però un forte disagio interiore. L’ossessione per la pulizia e per il proprio impiego, infatti, è la manifestazione palese della sua inquietudine che la trattiene il più lontano possibile dalla propria casa e dalla propria vita privata.

Come nel film "Ferro 3", anche Lynn penetra nell’intimità di sconosciuti appropriandosi, seppur per un breve lasso di tempo, di oggetti dimenticati o di abitudini abbandonate sul materasso per una notte. Mentre però nella pellicola giapponese, il protagonista si infiltra in abitazioni disabitate comportandosi da padrone di casa, Lynn decide nel corso della storia di spingersi ben oltre. Se prima si accontenta di indossare un accappatoio buttato a terra o di lavarsi le mani con la medesima saponetta di chi l’ha preceduta, in seguito si nasconde sotto il letto in attesa del suo ospite. Da questa stramba (e si suppone anche scomoda) postazione, Lynn scruta così da vicino la vita di questi estranei frequentatori di hotel che, per un motivo o per un altro, rilasciano parte della propria esistenza all’interno di quelle quattro mura.

A partire da questo primo episodio che funge da esperimento e da impulso promotore, se ne succederanno poi tanti altri che si ripeteranno con ciclicità e con sempre maggiore frequenza, acquisendo in questo modo la consuetudine di una pratica del quotidiano. La vita di Lynn si limiterà dunque ad essere l’attesa di quell’istante, fino poi a confondersi completamente con l’intimità altrui.

Un libro dai molti risvolti, che con leggerezza tratta di temi importanti. Nonostante la brevità del testo, la storia mantiene vivo l’interesse del lettore fino alla fine. Il difficile rapporto con la madre e con la donna amata, rendono altrettanto complicata l’esposizione dei fatti. Probabilmente queste vacillanti relazioni potevano essere maggiormente approfondite, ma forse si è preferito non farlo per rimanere fedeli al personaggio di Lynn, estremamente silenzioso e discreto per quanto riguarda il proprio privato.

Da leggere in un pomeriggio o durante un viaggio in treno.

“…prima di infilarmi sotto i letti io avevo sempre pensato che uomini e donne si baciassero quando si svegliavano al mattino, ma adesso so che uno dice all’altro: lavati i denti, ti puzza l’alito”

Voto: 6,5

 

Info libro:

Scritto da Markus Orths, Tradotto da Roberta Gado Wiener, Edito da Voland Edizioni, 2010, 87 pagine


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