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Milano Non È Milano (A. Nove)

milano non è milano

Curioso il caso di “Milano non è Milano”, una “guida d’autore” al capoluogo lombardo (così la definisce lo stesso Nove) che si colloca tra una guida turistica e un testo di narrativa. Un libro semplice, ma allo stesso tempo efficace, che senza troppe ambizioni punta a dare una visione d’insieme della città milanese. Una metropoli caotica e modaiola che “è come la punta di un iceberg”. Una metafora ormai sbiadita che però mantiene ancora intatto il suo significato, ossia che “sono tante le cose di Milano che mancano in questo libro perché “Milano non ne vuole sapere di essere se stessa. Sta diventando sempre qualcos’altro”.

Aldo Nove ci descrive così in un centinaio di pagine o poco più una città dalla storia millenaria. Un luogo simbolo non solo per l’Italia, ma per il mondo intero. Indimenticabile è il profilo del Duomo di Milano, come intramontabile è il suo Corso attraversato dai molteplici negozi firmati, malsicura è la Stazione Centrale con i suoi incessanti furti (occhio alle borsette!) ed emblematica è la Madonnina che troneggia dall’alto dei suoi 108,5 metri di altezza. Punti di riferimento per una città in perenne cambiamento.

Con questo testo, Aldo Nove ci fornisce una serie di nozioni fondamentali, che indubbiamente aiutano il lettore ad orientarsi in questo groviglio urbano che è Milano, ma che possono benissimo essere verificate, accertate e constatate anche in altra maniera. Ciò che è realmente interessante (almeno per una mente critica come la mia) è la discussione che è nata a partire dalla pubblicazione di questo libro. Battibecco intellettuale tra Camillo Langone e Aldo Nove. Il giornalista de “Il Foglio” parte all’attacco, prima dell’autore («Aldo Nove che non si chiama Aldo e non si chiama Nove (trattasi di vile pseudonimo) è un comunista- consumista, è un ex giovane che si inginocchia davanti a tutte le merci ma che, lo si capisce dalla prosa risentita, se ne può permettere poche»), poi del suo libro («"Milano non è Milano" è l'ennesimo manifestino di nichilismo da centro commerciale, con tutti i nomi delle marche come usava negli anni Novanta») ed infine della casa editrice che l’ha pubblicato («A Giuseppe Laterza, il giorno in cui doveva valutare il manoscritto, dev’essere capitata una disavventura del genere …»).

Come una mitraglietta impazzita, Langone spara a zero su Nove, non risparmiando nemmeno una cartuccia. Con un fare tagliente e senza alcun riserbo, passa in rassegna uno a uno tutti gli errori commessi dall’autore in questione. Falsità milanesi rivelate in modo brutale che sembrano avere un solo ed unico obiettivo: quello di screditare agli occhi di tutti il libro e colui che l’ha scritto. Ma Nove contrattacca. Offeso, deluso e stizzito dalla situazione che si è venuta a creare, lo scrittore si sente ingiustamente preso di mira e non si capacita delle accuse che gli sono state rivolte. Ammette un unico sbaglio (l’attribuzione della Torre Velasca a Giò Ponti) e giustifica invece gli altri punti segnalati dal suo “carnefice” letterario. Saldo ad un unico e ripetuto quesito («Perché?»), lo scrittore di Viggiù abbandona poi, indignato e titubante, la critica subita.

Fino a che punto si può spingere un critico letterario? Fino a quando un giudizio non si trasforma in offesa? E fin dove uno scrittore di letteratura può permettersi di “sbagliare”? Le opinioni su di un libro devono rimanere tali, nel bene e nel male. Se un testo non è piaciuto, è incontestabile un parere negativo da parte di un critico che, prima ancora di rivestire questo ruolo, è a tutti gli effetti un lettore. Nonostante ciò, le opinioni personali non devono assolutamente oltrepassare la soglia dell’insulto gratuito, generalmente nato più per stupire che per giudicare. Le inesattezze letterarie possono convivere a condizione che chi le ha compiute se ne assuma la piena responsabilità.

“Milano non è Milano” è un libro leggero che farei volentieri leggere a mio figlio prima di una gita scolastica lungo i Navigli. Un testo scorrevole che ti permette di visitare comodamente da casa con la sola immaginazione la “metropoli più metropoli d’Italia”. Un ottimo spunto letterario per decidere finalmente di alzarsi da quella poltrona e andare a visitare Milano e le sue meraviglie.

Buon viaggio!

“Il Duomo evoca molte cose. Da bambino ho sempre pensato che è il posto peggiore in cui potrebbe finire un paracadutista, per le sue 145 guglie”.

VOTO: 6

Info libro:

Scritto da Aldo Nove Edito da Editori Laterza, 2004 Pagine 145


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