Un gelato al giorno può togliere il medico di torno? Una domanda che non fa dormire la notte, ma quantomai necessaria anche se spigolosa, se di gelato si intende parlare. E noi di Osservatori Esterni vogliamo parlarvi non di un gelato qualsiasi ma del gelato Grom, che di gusti se ne intende parecchio. Un marchio che ultimamente sta dividendo l'Italia, tra entusiastici fanatismi e distruttive opposizioni. Ma vediamo di capire come il buon gelato (e il Grom gelato) possono aiutarci a combattere le malattie psico-somatiche.
Schiere di depressi aspettano un verdetto, mentre altrettante schiere di medici incazzati sono pronti a scendere in piazza, giudicando l'inchiesta di Osservatori Esterni “scientificamente infondata”. Lo stress, invece, verrebbe da dire, ha grosse fondamenta scientifiche.
Che il gelato sia una questione di gusti, lo si sa già da un pezzo, ma che lo fosse anche il gelataio, io non lo sapevo. Se si prendono cinquanta persone e si chiede ad ognuna di indicare la propria gelateria di fiducia, nessuna risposta sarà uguale all'altra, perché il gelato è come lo psichiatra dei film di Woody Allen: ognuno ha il suo e tutti giurano che è il migliore. Solo che il gelato, a parità di effetti, costa decisamente meno.
Grom è una catena di gelaterie semi-industriale, con produzione industriale centralizzata, fondata a Torino nel 2003 da un enologo, Guido Martinetti, e da un'analista finanziario, Federico Grom. Di fatto un'azienda in piena regola. Il gelato viene miscelato in sede e poi inviato alle varie gelaterie dislocate nella penisola a cui resta la delicatissima pratica del “mantecare” (amalgamare un composto in modo da renderlo cremoso). L'intento dell'azienda è quello di fare del biologico un'impresa e per questa sua missione è stata largamente criticata, dal momento che si dà come per scontato che un colosso che fa del buon marketing debba necessariamente peccare in qualità. La catena è stata addirittura paragonata a Mc Donald's o Burger King. Vai da Mc Donald's e chiedi un gelato a base di nocciola Tonda Gentile Trilobata delle Langhe e poi vedi cosa ti dicono.
In molti sottolineano come la bottega sotto casa, a differenza della catena torinese, utilizzi prodotti a km zero, ovvero non impieghi carburante e costi di trasporto per l'arrivo delle merci nei negozi. Se partiamo da questo presupposto allora il gelato all'ananas non ha ragione d'essere in Italia, in nessuna gelateria della penisola, che sia una bottega del 1800 o un colosso dell'imprenditoria culinaria. E il caffè che beviamo al mattino di sicuro non l'hanno scoperto gli antichi romani, così come il cioccolato equo-solidale, che preferiamo alla Nutella proprio perché è equo-solidale, non viene dal Piemonte.
Certo, ad un livello profondo, gelato industriale fa rima con artigianale solo se lo metti in versi. Pensandoci, è come dire di andare a fare una corsa in palestra. Si potrebbe obiettare che lo scopo, quello del correre, viene espletato comunque, a prescindere dal dove e dal come. Ma c'è qualcosa che non convince. Dove preferireste fare sesso? In un bel letto comodo o su una scalinata in marmo? Non ditemi le scale in marmo perché non ci credo. Ma ad un livello più superficiale non si capisce come voler fare un gelato utilizzando materie prime di derivazione biologica possa costituire un reato. Lasciamo da parte il fatto che il termine “biologico” solo l'epoca post-industriale poteva coniarlo. I nostri nonni che coltivavano i campi non se lo sognavano neanche di dire che la zucchina appena raccolta era “di derivazione biologica”.
Io non sono un'esperta di gelato, nel senso che non sto a guardare gli ingredienti: basta che sia buono. Ovvio, se entro in una gelateria e vedo che il pistacchio è verde, ci arrivo anche da me che non dev'essere molto naturale come cosa. Tendenzialmente cerco di prediligere quelle gelaterie che non puntano sull'effetto visivo, con schiere di gelati fluorescenti in esposizione, ma che fanno dell'effetto sorpresa un plusvalore. Nonostante gusti come “croccantino” o “profitterol” suscitino in me sussulti di piacere, diffido anche di quelle gelaterie che quando hai finito di leggere i gusti hai i capelli bianchi. C'è poi anche da dire che io sono l'eterna indecisa degli eterni indecisi e portarmi a mangiare il gelato dove ci sono più di cinque gusti elencati nel cartellone è come tentare il suicidio. Quindi se entro in una gelateria che possa permettermi di uscire dal negozio prima di essere morta, ringrazio. E Grom, di gusti ne ha pochi, utilizzando di massima frutta di stagione.
Se Grom mantiene quello che dice, e quindi “il solo utilizzo di frutta fresca e di stagione, provenienti dai migliori consorzi d'Italia e dall'azienda agricola di proprietà Mura Mura a Costigliole d'Asti; nessun utilizzo di coloranti o additivi chimici, acqua di montagna di Lurisia come base per i sorbetti e latte fresco intero di alta qualità per le creme; uova biologiche e selezioni dei migliori cacao e caffè dal centro America”, non capisco dove sia la tragedia. Del resto, l'azienda non si è mica proposta come nuova religione New Age che ci salverà dall'industrializzazione. Se la sua fortuna, oltre che alla bontà, è dovuta a un grosso investimento in strategie di marketing dove sta il problema? Dopotutto, tra i fondatori di questa catena figura un analista finanziario e, dopotutto, l'intero concetto di biologico si basa su strategie di marketing. È anzi esso stesso una strategia di marketing. Ripeto: mia nonna il biologico non sa nemmeno cosa sia e non lo sa neanche il mio vicino di casa che il latte lo fa con le mucche che pascolano nel campo dietro alla stalla e le uova le ha fresche ogni mattina perché escono dal buco del culo delle galline che gli cacano nell'aia.
Il gelato di Grom è buono ed è di qualità, oltre che eco-sostenibile (altro termine che va a braccetto con biologico). In teoria, la carta usata da Grom è carta riciclata al 100% o proviene da foreste gestite in modo responsabile e le coppette gelato sono fatte di un materiale biodegradabile. Già, per me, entrare in un negozio che abbia la raccolta differenziata fa scendere la lacrimuccia. Industriale o non industriale che sia. Sarò ingenua ma sono fatta così: mi conquisti con poco.
Ma torniamo all'assunto iniziale, un gelato al giorno toglie il medico di torno? Ovvero: il gelato per essere buono dev'essere anche sano? Già dire che un gelato è sano è un paradosso. Non è che vai dal dietologo e ti dice di mangiare un chilo di gelato al giorno. Ma non fa nemmeno male, di per sé. Gli ingredienti, presi uno a uno, sono ingredienti necessari al nostro sostentamento (a meno di non essere un vegano): latte, uova, zucchero (miele). Ed è provato che se sei single aiuta l'umore (e non sai mai che proprio dal gelataio vai a incontrare l'uomo o la donna della tua vita. Memento mori: mai andare dal gelataio in pigiama).
Concludendo, il gelato secondo noi può togliere il medico di torno, se consumato con moderazione. Grom o non Grom, alla fin fine, è una questione di gusti.
P.s.: per gli appassionati, consigliamo due idee regalo firmate Grom:
Federico Grom; Guido Martinetti, Grom. Storia di un'amicizia, qualche gelato e molti fiori, p. 294, Bompiani, euro 17,50 (2012);
Gromcard, la carta prepagata e ricaricabile, che può essere utilizzata in tutte le gelaterie Grom d'Italia. Ha una ricarica iniziale di 30 euro e successivamente può essere ricaricata a proprio piacimento, senza alcuna soglia minima.Un bel regalo per l'estate per chi di Grom non può fare a meno.
In ultimo, gli Osservatori Esterni hanno in cantiere una classifica sulle migliori gelaterie artigianali della penisola. Quali sono a perer vostro i migliori gelatai d'Italia? Un gelato in omaggio per chi si guadagnerà il primo posto in classifica.






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