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San Valentino da neo-single depresso: sintomi, rimedi e perversioni

  • Scritto da Diego De Angelis
felafel Oggi è la festa degli innamorati, che fa ridere perché è la festa di uno stato d’animo. Dovrebbero fare anche, che ne so, San Tristone, il giorno dedicato ai depressi, o San Felice, appunto, per quelli che sono… vabbè, avete capito.

Mi piacerebbe parlare di come io stia vivendo la rottura con la mia ultima fidanzata, aprirmi e scoppiare a piangere in una malinconia deprimente, ma farlo qui sarebbe l’equivalente intellettual-chic del Balotelli che sputtana su un tabloid di terza categoria i cazzi di sua figlia, quindi parlerò di tutto quello che c’è attorno alla rottura, al post, del come il sottoscritto deve riempire il tempo libero che una volta non aveva.

Dipendenza alla pornografia. Questo è il metadone per sentirmi meno dipendente alla mia ex. Per quanto mi riguarda applico la pornografia in due modi sistematicamente opposti, ma con lo stesso fine: la speranza di un nuovo mondo sessuale ancora da scoprire. Quindi scorro tutte le sezioni “18”, “19,”, “teen”, “adorable”, “cute”, “amateur”, etc., alla ricerca di ragazze disinibite che mi ricordino lei mentre saltella su un cazzo bianco e di medie dimensioni. Se i rapporti sessuali con la tua ex erano l’oppio della tua vita (in senso anti-marxista, oppiaceo inteso come sale dell’esistenza) cercare pornoattrici amatoriali che le somiglino è appunto quel metadone al quale accennavo. Per cinque minuti funziona, il tempo di venire nei Pampers babyfresh, poi hai trenta secondi post-coito durante i quali pronunci nella tua testa “vedi, puoi venire quanto ti pare con chi ti pare, sei libero”, ma dopo dieci minuti se non stai attento rischi di nuovo di ritrovarti in uno stato mentale precario.

Un altro tipo di pornografia che utilizzo, in questi giorni, è quella dei BBC (Big Black Cock) che si fanno le mogli di bianchi sessualmente repressi, deboli e confusi, ovvero i cuckold. La realtà dei fatti è che non so perché io stia guardando questi video, davvero. No, non mi sento un cockold, per carità di dio. Sarà la qualità pessima delle riprese, causa la mano tremolante ed eccitata dell’operatore, ovvero il marito della moglie scopata, i set (camere da letto della media borghesia britannica e americana); queste donne sulla soglia dei trentacinque anni letteralmente smontate da bestioni appena usciti dall’incubo di un iscritto al Ku Klux Klan, sarà per il kitch innegabile del pacchetto, ma questi video mi fanno sperare in una semplicissima cosa: che prima o poi tutte le coppiette che oggi festeggiano San Valentino un giorno si ritrovino un mandingo a letto. O che ne so, magari mi eccito con i piselloni.

Compilation musicali. Un grande classico delle rotture, farsi sobillare buoni e cattivi sentimenti da cantautori. Che è davvero una gran stronzata, se ci pensate un attimo. Prendi uno come Jeff Buckley, che ne so. Vuoi davvero farti consolare da uno che è annegato mentre cantava i Led Zeppelin? Ne sei sicuro? E Leonard Cohen? Quel vecchietto sembra pieno di buoni propositi, quando ascolto "I’m your man", e leggo
“ If you want a lover
I'll do anything you ask me to
And if you want another kind of love
I'll wear a mask for you” ,

immediatamente penso “ok, allora devo sforzarmi un attimo e capire che se ancora provo qualcosa per la mia ex potrei fare come dice Leonard, indossare una maschera e fare finta di niente.” Lo dice Leonard Cohen no? Poi ti capita per le mani "Beautiful Losers", il suo romanzo di gioventù, e scopri che alla fine la storia parla, bene o male, di un cazzo di cuckold e ci rimani davvero male. E anche quei suoi anni passati a nascondersi in un monastero buddista ti fanno capire che forse non è il caso di seguire troppo le parole del nostro Leonard.

Cerco di far passare il tempo ascoltando, su Spotify, playlist di musica in acustico. Roba alla José González, Iron & Wine e Neutral Milk Hotel. Chiudo gli occhi e mi immagino una vita parallela, di essere un cazzo di indie d’America, buttato su un prato fatto di erba così verde e pulita che non ci sono manco gli insetti che ti entrano nelle mutande e me ne sto sdraiato tenendo per mano una di quelle “adorable” che ho trovato su xhamster (Fig.1). La tizia nei sogni ha dei tatuaggi sulle braccia e le gambe, una frangetta che la fa sembrare stupida e delle labbra fatte da un’artista dell’Accademia delle Belle Arti. E’ un gioco pericoloso, perché se non stai attento la ragazza nella tua testa si trasforma nella tua ex, e allora apri gli occhi che sono lucidi e ti vien voglia di scappare a sorseggiare un cocktail di antidolorifici fatto in casa.

indie girl
“Una roba più o meno del genere” La cosa migliore è ascoltarmi Nick Cave. Alternare le canzoni più deprimenti, come Idiot Prayer e Your Funeral… My Trial, quando mi vien voglia di addormentarmi soffrendo, e poco prima di uscire la sera caricarsi con roba in stile Dig, Lazarus, Dig!!!, o qualcosa dei Grinderman.

Letture costanti. Questo è il momento migliore per darsi alle letture più allucinanti. Prendete l’Ulisse di Joyce, che ne so, Delitto e Castigo, l’intera bibliografia di Faulkner, giusto per farmi più acculturato e sperare che tutto questo aiuti per fare colpo all’aperitivo delle sette. Ma anche le letture, sto scoprendo, possono rivelarsi pericolose. Un esempio? La luna e i falò di Cesare Pavese. Mortacci sua, ha dedicato il libro a Constance Dowling, l’attrice che lo portò al suicidio. E allora pensi: ma se si è suicidato Cesare Pavese per amore, perché non puoi farlo pure tu che sei uno stronzo del cazzo? Allora butto via la copia de La luna e i falò e mi metto a rileggere qualche particina di Chiedi alla Polvere del grandissimo maestro di vita John Fante. E mi rincuoro, perché la Camilla del romanzo nella vita ce l’abbiamo tutti, e sta roba da “pessimismo (amoroso) cosmico Schopenaueriano” mi fa sentire meno solo. Quello che voglio dirvi è che si può trovare il romanzo giusto per condividere la propria tristezza da rottura, avvicinarsi allo scrittore, come se questo fosse il tuo migliore amico. Cerco delle immagini di John Fante, e mi immagino di stare con lui in un baretto fumoso di Los Angeles. Lui indossa una camicia bianca ed ha i capelli corti ben ordinati e gli occhiali spessi di chi ha sforzato troppo gli occhi (fig. 2). Mi mette un braccio sulle spalle e mi urla “Smettila di fare il coglione e riprenditi.” E per un attimo mi sento meglio per davvero.

miller “In realtà sto descrivendo Arthur Miller”

Empatia filmica. In tutti i film rivedo la storia del mio rapporto. Succede anche con il primo Rambo e un episodio a caso della saga di Fast & Furious. Perché?

I film migliori, per far metabolizzare la mia tristezza, sono quelli di Woody Allen. C’è poco da fare. Sempre per quel discorso di pessimismo cosmico che dicevo poco fa. Ma voglio davvero fidarmi delle parole di uno che se l’è fatta con la figlia adottata?

L’altro giorno ho guardato Quattro matrimoni e un funerale. E mi sono sentito sfigato come Hugh Grant, con la differenza che nella vita reale Hugh Grant è tutto fuorchè sfigato. La depressione incrementa, fa più punti del Celtic Glasgow nel campionato scozzese. Insomma, i film li lascio stare? Sbagliato.

Sto un po’ meglio se guardo qualsiasi cosa sia colma di machismo, misoginia, violenza, sesso, conservatorismo politico e robaccia del genere. La mattina guardo Sons of Anarchy e Justified, due serie Tv che mi fanno venir voglia di odiare il me che ascolta i Neutral Milk Hotel. Non sto dicendo una stronzata, aiuta davvero. Ed è per questo che ho scaricato l’intera filmografia di Arnold Schwarzenegger.

Videogiochi. Errore gravissimo. L’equazione matematica qui è semplice all’imbarazzo. Quando sei fidanzato hai solo voglia di passare le tue giornate di fronte il monitor collegato alla console di turno, l’odio ti sale quando hai alle tue spalle la ragazza che ti assilla di chiudere. O che ne so, ho passato giorni, poco prima di lasciarmi, dove avevo difficoltà ad uscire di casa perché avrei voluto solo starmene a giocare ad Halo. Quando poi ti lasci i videogiochi diventano il simbolo della tua solitudine. Ritorno il tredicenne che preferiva il Super Nintendo al tenersi per mano con le ragazzine del quartiere. Preferiva… ecco, una preferenza forzata.

Uscire di casa, no? Ho una scusante. Ora sono ingessato, il massimo che posso fare è spostarmi in bagno a pisciare. O in cucina per scassare le palle ai miei coinquilini. Ma è una mezza scusa, sono allettato solo da dieci giorni. Per tutto Dicembre e Gennaio uscivo, ma del tipo che se me ne stavo a casa era meglio. La realtà dei fatti è che tutti quelli che si lasciano in inverno meriterebbero un letargo fino all’estate successiva. Così ti eviti San Valentino e altre disavventure che non vi sto a raccontare. Mi toglierò l’ultimo gesso al piede solo a fine Aprile, quindi tornerò a vivere a Maggio. Maggio. Maggio, se fa caldo, è il periodo durante il quale le ragazze mostrano finalmente le gambe ed i seni, e ci sono prendisole ovunque. Quando un ragazzo come me viene lasciato, dovrebbero metterlo in una camera criogenica fino a Maggio e farlo risvegliare nel mezzo di una lezione universitaria di matricole del Dams. Non lo so, non sono un fervente credente del chiodo schiaccia chiodo, ma da questo punto di vista mi sento come gli atei che si toccano le palle quando passa il carro del morto.

Forse sono entrato troppo nel privato. Ho fatto la fine di Balotelli che si mette a piangere sulla panchina perché voleva fare un goal per sua figlia, come domenica scorsa. E non sono manco così intellettual-chic, scrivo troppe volte cazzo. Non voglio sembrarvi un vecchio bastardo che odia San Valentino. Io auguro a tanti ragazzi di fare l’anale con le loro fidanzatine, per la prima volta in questo giorno speciale. Ma questa cosa l’ho scritta perché so che non sono l’unico, oggi, in questa Italia che festeggia San Valentino dando il culo a Matteo Renzi, a pensare che l’amore a volte è solamente il figlio illegittimo della sfiga. Citando Freak Antoni, “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”, aggiungerei, soprattutto con quelli come noi, ipocondriaci della vita.